
Bi-test e NIPT sono test di screening: stimano una probabilità, non danno una diagnosi, e non comportano alcun rischio per la gravidanza. Villocentesi e amniocentesi sono test diagnostici: danno una risposta certa sui cromosomi, ma sono invasivi. Il percorso più comune parte dallo screening tra la 10ª e la 13ª settimana e ricorre alla diagnosi invasiva solo se il risultato indica un rischio alto. La scelta va costruita con la propria ginecologa, presto: la finestra utile è quasi tutta nel primo trimestre.
In breve — i punti chiave
- Screening (bi-test, NIPT) = probabilità, nessun rischio. Diagnosi (villocentesi, amniocentesi) = certezza, piccolo rischio.
- Il test combinato (bi-test + translucenza nucale) si fa tra 11 e 13+6 settimane ed è in esenzione.
- Il NIPT analizza il DNA fetale nel sangue materno dalla 10ª settimana: molto accurato per la trisomia 21, ma resta uno screening.
- Un NIPT o un bi-test “positivo” non è una diagnosi: va sempre confermato con villocentesi o amniocentesi.
- L’ecografia resta insostituibile: nessun test sul sangue vede l’anatomia del feto.
È la prima vera scelta della gravidanza, e arriva quasi subito: entro poche settimane dal test positivo bisogna decidere se fare lo screening per le anomalie cromosomiche, e quale. In ambulatorio le domande sono sempre le stesse: il NIPT vale i soldi che costa? Se ho più di 35 anni devo fare l’amniocentesi? E se il risultato è “positivo”? Mettiamo ordine.
1. Screening e diagnosi rispondono a due domande diverse
Un test di screening risponde alla domanda: “quanto è probabile?”. Prende informazioni dal sangue materno e dall’ecografia e restituisce una stima di rischio — alto, intermedio, basso — per le principali anomalie cromosomiche: trisomia 21 (sindrome di Down), trisomia 18, trisomia 13. Non tocca il feto, non comporta alcun rischio, ma può sbagliare in entrambe le direzioni: falsi allarmi e, più raramente, falsi tranquillizzamenti.
Un test diagnostico risponde alla domanda: “sì o no?”. Preleva cellule del feto (dai villi coriali o dal liquido amniotico) e ne legge direttamente i cromosomi. La risposta è pressoché definitiva, ma il prelievo è invasivo e comporta un piccolo rischio di aborto — con le tecniche attuali, nell’ordine di 1-3 casi su 1.000.
Tutto il percorso di scelta sta in questa differenza: si parte dallo screening, e si passa alla diagnosi solo quando la probabilità stimata è abbastanza alta da giustificare il rischio del prelievo.

2. Il test combinato: bi-test più translucenza nucale
Si fa tra 11 e 13+6 settimane ed è due esami in uno. Il bi-test è un prelievo di sangue materno che misura due proteine della gravidanza (PAPP-A e free beta-hCG); la translucenza nucale è la misura ecografica di una piccola falda di liquido dietro la nuca del feto. L’algoritmo combina questi dati con l’età materna e restituisce la stima di rischio.
Il test combinato individua circa l’85-90% dei feti con trisomia 21, con un 3-5% di falsi positivi. È l’esame di screening del percorso pubblico: nel Lazio è in esenzione, dentro la stessa finestra dell’ecografia del primo trimestre. E la translucenza dà informazioni che vanno oltre i cromosomi: una misura aumentata, anche con cromosomi normali, indirizza verso controlli cardiaci più approfonditi.
3. Il NIPT: cosa vede davvero (e cosa no)
Nel sangue materno circolano frammenti di DNA della placenta. Il NIPT (test prenatale non invasivo) li analizza a partire dalla 10ª settimana e stima il rischio per le trisomie principali con un’accuratezza molto alta: per la trisomia 21 individua oltre il 99% dei casi, con meno dello 0,1% di falsi positivi.
Tre cose però vanno dette chiare. Primo: è comunque uno screening — analizza DNA placentare, non fetale, e in rari casi placenta e feto non coincidono. Un risultato ad alto rischio va sempre confermato con un test diagnostico prima di qualunque decisione. Secondo: l’accuratezza altissima vale per la trisomia 21; per le trisomie 18 e 13, i cromosomi sessuali e le microdelezioni le prestazioni scendono, e i pannelli “estesi” vanno letti con la ginecologa. Terzo: non vede l’anatomia. Il NIPT non sostituisce l’ecografia né la translucenza: un cuore malformato o un difetto della parete addominale si vedono solo con l’ecografia.
In circa l’1-3% dei casi il test non produce un risultato (frazione fetale insufficiente) e va ripetuto. In Italia il NIPT è in gran parte a pagamento — indicativamente tra 300 e 700 euro secondo il pannello e il laboratorio — con alcune regioni che hanno iniziato a offrirlo nel percorso pubblico.
4. Villocentesi e amniocentesi: quando serve la certezza
La villocentesi si esegue tra 11 e 13 settimane: sotto guida ecografica si preleva un frammento di villi coriali (placenta) attraverso l’addome. L’amniocentesi si esegue dalla 15ª-16ª settimana: si prelevano 15-20 ml di liquido amniotico, che contiene cellule del feto. Entrambe permettono l’analisi completa dei cromosomi (cariotipo) e, quando indicato, analisi più fini come i microarray, che vedono anche microdelezioni e microduplicazioni.
Il rischio di aborto legato alla procedura, con operatori esperti, è oggi stimato attorno allo 0,1-0,3% — molto più basso dei numeri che circolavano anni fa. Il prelievo dura pochi minuti, si fa in ambulatorio e nella maggior parte dei casi si torna a casa con la sola raccomandazione di riposo per 24-48 ore.
Con un’indicazione medica — screening ad alto rischio, translucenza aumentata, anomalie ecografiche, storia familiare — villocentesi e amniocentesi sono in esenzione.
5. Come scegliere: i percorsi tipici
Non esiste il test “migliore in assoluto”: esiste il percorso giusto per la tua situazione, ed è una scelta che si costruisce in una visita, non da un listino. I percorsi più comuni:
- Percorso standard: test combinato a 11-13+6. Rischio basso → stop, si prosegue con il calendario normale. Rischio alto → si discute la diagnosi invasiva (o un NIPT di secondo livello, se il rischio è intermedio).
- Percorso con NIPT: NIPT dalla 10ª settimana, mantenendo l’ecografia del primo trimestre con translucenza. È la scelta di chi vuole la massima sensibilità per la trisomia 21 senza rischio; il costo è quasi sempre privato.
- Diagnosi diretta: quando il rischio di partenza è già alto — screening precedente positivo, anomalie ecografiche, traslocazioni familiari note — si può andare direttamente a villocentesi o amniocentesi.
L’età materna da sola, oggi, non è più un biglietto automatico per l’amniocentesi: a 35, 38, 40 anni si parte comunque dallo screening, e si decide sul numero reale che ne esce, non sull’anagrafe.
Le domande più frequenti
Il NIPT è risultato “ad alto rischio”: mio figlio ha una trisomia?
Non è detto. Il NIPT analizza DNA placentare e in una piccola percentuale di casi il risultato non riflette il feto. Con un valore predittivo che dipende anche dall’età e dal rischio di partenza, un NIPT positivo significa una cosa precisa: serve la conferma con villocentesi o amniocentesi prima di qualunque conclusione. Nessuna decisione si prende su uno screening.
Ho più di 35 anni: devo fare per forza l’amniocentesi?
No. L’indicazione “amniocentesi a tutte le over 35” appartiene al passato: oggi l’età entra nel calcolo dello screening insieme a sangue ed ecografia, e la diagnosi invasiva si riserva ai casi in cui il rischio stimato è davvero alto. Molte donne di 38 o 40 anni, con uno screening rassicurante, non hanno alcuna necessità del prelievo.
Se faccio il NIPT posso saltare la translucenza nucale?
Meglio di no. Il NIPT legge i cromosomi, ma non vede il feto: la translucenza e l’ecografia del primo trimestre controllano anche anatomia, vitalità e datazione, e una translucenza aumentata è un campanello importante anche con NIPT normale. I due esami si completano, non si sostituiscono.
Le finestre di tutti questi esami sono strette e cadono nel primo trimestre: calcola le tue date con il regolo ostetrico online e guarda il calendario completo degli esami in gravidanza. 👉 Prenota una visita: scegliamo insieme il percorso più adatto alla tua gravidanza.